SE TROPPA FORTUNA FA IMPAZZIRE. Su “Benevolenza cosmica” di Fabio Bacà

Eh sì: l’ho letto tutto d’un fiato Benevolenza cosmica, il romanzo d’esordio di Fabio Bacà (Adelphi, 2019, pp. 225). Ne avevo sentito parlare bene di questo scrittore marchigiano, classe 1972; tant’è che, in una libreria di una ordinaria domenica invernale mi lasciai attrarre da Nova, suo ultimo romanzo. Ma la curiosità non era pari alla stizza che mi sarebbe venuta, quasi sicuramente, leggendo quell’autore senza conoscerne l’esordio: Abbandonai Nova, e presi dallo scaffale il libro dalla copertina giallissima (Benevolenza cosmica, per l’appunto).

Non so se la copertina gialla, gialla come il volume preziosamente rilegato di un qualche scritto di Huysmans, inviato da Lord Henry a Dorian Gray, e così minuziosamente descritto da Oscar Wild, sia una coincidenza. Sta di fatto che il romanzo è scritto con una prosa maestosa e magistrale; veloce eppure puntigliosa, ricercata ma immediata. Che padronanza del linguaggio! Come spiegare? A scambi di battute secche di un dialogo si alternano periodi apparentemente infiniti, lunghissimi della narrazione (spesso un soliloquio), ricchi di un vocabolario forbito e puntuale, di un linguaggio alto: ma il piacere di leggerli questi periodi, questa sintassi fluttuante, armonica, calibrata, il godersi frase per frase, parola per parola… è un piacere sì, e di quelli lucidamente carnali.

Ma non è tanto la sintassi che mi ha rapito per un giorno intero, e legato al libro di Bacà, piuttosto la sua trama, una storia articolata (o disarticolata?) tra l’assurdo e il grottesco. Una storia genialmente concepita, dai personaggi così vari, buffi (nonostante quell’alone di gravità in cui l’autore li inserisce) e limpidamente caratterizzati, dagli intrecci così divertenti e impensabili; e poi colpi di scena uno dietro l’altro, battute di spirito, senza che manchi una parte macabra, oscura. È un umorismo, quello di Bacà, che mi ricorda Alan Bennett, o meglio ancora Mordecai Richler della Versione di Barney, oppure i fratelli Coen del Grande Lebowsky, con un pizzico di ansia da descrizione del Palomar di Calvino (si veda a esempio pag. 44).

La vicenda si riduce a qualche mese. Kurt O’Reilly appartiene all’alta società, vive a Londra, ha una bella posizione in una società di statistiche (“manipolare la realtà nel tentativo di ridurla a dati misurabili”), posizione guadagnata grazie al suo intuito e alla sua intelligenza, una facoltosa quanto bizzarra moglie scrittrice, ha una Porsche Cayenne, beve whisky invecchiati e rarissimi. Ha una vita frenetica è vero, ma piuttosto agiata; a Kurt le cose vanno bene. Certo, fino a quella sera, quella scintillante sera (che sarà chiara solo nel finale), in cui uno strano evento cosmico divino astrale gli stravolge la vita. Ma non in peggio: in meglio. Da lì in poi non c’è giornata in cui le cose non gli vadano per il meglio: rimborsi senza senso da parte dell’Agenzia delle Entrate, donne che ammiccano ovunque, taxisti che ogni volta hanno una ricorrenza per fargli lo sconto, guadagni spropositati in borsa, morti scampate per un pelo.

È l’affannarsi di Kurt, la sua Odissea per la città di Londra alla ricerca di una risposta impossibile. Sono quindi le avventure di un apparente paranoico quelle che viviamo, quelle di un sedicente pazzo, un fissato cronico, di un tizio che ha tutte le sembianze di un anti-eroe, di un inetto (“Decisi di dare un senso alla mia giornata lavorativa”, “non ho mai lavorato così poco e male come in questi ultimi mesi”) che in quel tripudio di benefici sogna invece catastrofi, disastri. Esasperato dalla fortuna, sogna la normalità. “Io sono vittima di una pazzesca congiura interplanetaria per eliminare ogni seccatura dalla mia vita e sostituirla con favoritismi spudorati”, ammetterà disperato Kurt. È vittima di una cospirazione, ma una cospirazione al contrario, che gliele fa andare tutte bene, troppo bene.

Kurt è irrequieto, deve trovare la soluzione al suo ‘problema’ a tutti i costi. Ci andranno di mezzo personaggi tra i più disparati: un amico tatuatore e una pornostar, un diplomatico, un delinquente, un mormone squilibrato, un nerd aggiusta-telefoni, dottori surreali e bislacchi, maghi e indovini, fanatici, poliziotti. E una bimba, una piccolissima bimba neonata. Ma sarà proprio grazie a questa che Kurt O’Reilly riuscirà a ritrovare, finalmente, la normalità. Forse.

Luciano Cardo

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