GRAFICA EDITORIALE E STORIA DELL’EDITORIA, UN LIBRO ESAUSTIVO E GODIBILE SULL’ARTE PERFETTA

È mirabile per sintesi e per sintassi, è un libro “dedicato agli studenti dei corsi di visual e graphic e ai giovani professionisti del progetto grafico”, ma godibilissimo anche da gaudenti e appassionati come il sottoscritto. Un volume specialistico per alunni, ma scritto bene, con leggerezza e scorrevolezza, senza segni accademici o cattedratici (catte-drastici). Un manuale, se così si vuol chiamare, molto tecnico e pratico; eppure insegna molto, e molto più che un mattone teorico da mille pagine.

È la storia dell’editoria per brevi ma efficaci paragrafi e visualmente per esempi grafici (anzi più questi), e però allo stesso tempo è la storia dell’Italia che ha insegnato al mondo, l’arte della grafica e dell’editoria, ossia un’arte perfetta che accoglie e dosa con accortezza tecnica alta e bassa, l’arte ‘minore’ alle arti ‘maggiori’.

Nel libro di Franco Achilli, (docente e designer), Fare grafica editoriale. Progettare il libro: storia, teorie, tecniche e processi (Editreice Bibliografica, 2018, euri 38,00) l’importanza data all’immagine è esemplare: il testo rimanda all’apparato iconografico e viceversa. Volendo, a esser pigri lo si può sfogliare pagina dopo pagina, e, solo osservando, è evidente il mutamento dell’editoria in modo immediato, chiaro, netto. Certo, invito a leggerelo: un accidioso come me lo ha letto di getto, senza calo di concentrazione.

Provo piacere nella prima parte storica, perché un intero capitolo (e un capitolo in questo libro corrisponde a due facciate) è dedicato a Bodoni: il grande italiano che ha reso grande l’Italia su questo fronte (ma in quanti italiani effettivamente ne hanno sentito parlare?). Si sussegue poi una breve storia della tecnica tipografica (calcografia, litografia, rotocalco, serigrafia) e della tecnica stessa, dall’analisi dettagliata della genesi  di un carattere, alla impaginazione.

Ampio spazio è dato alla progettazione, ossia all’editing (parte terza): un viaggio nel microcosmo dell’editoria. Le più minute finezze di quest’arte emergono finalmente in modo ampio, grazie a questo libro; non più gocce in mezzo al mare ma secchi lanciati in faccia. Scopro così che “quando l’apostrofo segue una consonante non richiede alcuno spazio, viceversa se apposto dopo una vocale è d’uso inserirlo”. O ancora, “nei tre puntini di sospensione è considerato compreso anche il punto fermo finale (anche se Gadda e Manzoni ne fecero impiego usandone quattro)”. Problemi inutili, credo, per la maggior parte degli italiani scrittori da social network di oggi. Anche perché, probabilmente, né di Gadda né Manzoni hanno mai sentito parlare.

Luciano Cardo

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