È MORTO TANCREDI MUCHETTI, E CON LUI UN’EPOCA

Si lasci stare il Covid, si lasci stare l’Intelligenza Artificiale: sia preso come spartiacque dei nostri tempi la morte del pittore Tancredi Muchetti. Lo si deve finalmente riconoscere, c’è un prima e c’è un dopo di lui. L’infaticabile artista è morto oggi, 9 febbraio dell’anno del Signore 2026, a 94 anni, a Lonato del Garda. Ha dipinto fino all’ultimo, il Tancredi. Fino alla fine, col suo camicione e i suoi pantaloni di velluto. Fino all’ultimo col suo sorriso bonario, l’ospitalità nel suo studio, ossia casa sua. Fino all’ultimo, se gli facevi visita lo trovavi seduto davanti a quel cavalletto, luci spente, riscaldamento spento anche l’inverno; bastava l’essenziale, illuminazione naturale, un pennello e qualche colore. Non disdegnava mai, il Tancredi, se gli portavi un salame o una bottiglia di vino: “òstia, che bù”, mi sembra di sentirlo.

Ma quanto ha dipinto Tancredi Muchetti? Forse più di Garosio, forse più di Schifano. Instancabile, uno stakanovista della pittura. Sempre gli stessi temi, che gli venivano dai ricordi, dal passato. Temi che ha elaborato e sviluppato, ma sempre diversamente: sfido io a trovare, dello stesso soggetto, un quadro uguale all’altro. Scene quotidiane, di paese, di provincia. Che mano a mano che scemavano, complice i tempi moderni, il progresso, diventavano sulle opere di Muchetti sempre più sgranate, sempre meno nitide, sempre più in disfacimento. Il Tancredi chiuso nella sua casa di Soiano, da vero artista le cose le percepiva, illuminato dall’alto, da chissà quale musa; i cambiamenti velocissimi degli ultimi anni, non si sa come, ma come li sapeva. O meglio, li intra-vedeva. Dipingeva come comandato da una forza esterna a lui.

Tancredi Muchetti, Benedizioni degli animali, 2025, collezione privata.
Una delle ultime opere dipinte da Tancredi Muchetti. Olio su faesite.

Benedizioni degli animali, osterie, giocatori di carte e di morra, bevute di paese, cuccagna, e tutto quel mondo che lui, nato marionettista, e da marionettista ha visto vagando per ogni dove di ogni provincia lombarda e trentina, pare sia nato e morto con lui. Con lui hanno fatto il loro corso. Le ultime opere del Tancredi sono tragiche, i personaggi anonimi, deformi e informi, disfatti. Muchetti ha intuito che un’epoca se ne stava andando e così passo passo ha voluto accompagnarla verso la fine con la pittura. E così nell’attesa di tempi nuovi ti saluto, caro Tancredi, alzando al cielo un bel bicchiere di vino: òstia, che bù!

Damiano Perini