L’ARS AMANDI SECONDO MURAKAMI. Il nuovo romanzo “La città e le sue mura incerte” è, tra il resto, un manuale d’amore. Un richiamo a Miyazaki e a un albo per l’infanzia. E Einaudi falla la copertina: gliela suggerisco io

Ecco cosa significa l’amore, essere innamorati, mi son detto subito terminata l’ultima magia di Murakami. Il suo nuovo romanzo, La città e le sue mura incerte, uscito da poco per Einaudi, è tantissime cose. Si sa che il maestro è un sublime creatore di immagini sublimi, e il racconto ne è pervaso; e da sempre ci insegna a guardare la realtà, più che con la mente, con il cuore e con l’anima. Ma dove risiedono, questi due elementi così ineffabili dell’essere umano? Murakami ce lo suggerisce, senza dirci troppo, grazie a questo romanzo delicatissimo, dalle tinte tenui e discreti color pastello. Una racconto dai continui rimandi simbolici e poetici, in un contesto dove onirico e realtà si confondono, la visione e l’ultraterreno incontrano il quotidiano, e l’atmosfera pare incantata; e senza essere mai stucchevole, sdolcinato, forzato e convenzionale.

Si parla di solitudine, isolamento, pazienza: virtù sacre da coltivare, con cui prendere confidenza e relazionarsi, conoscersi meglio e vivere più serenamente. Non mali da scacciare o evitare. Murakami ci insegna poi a desiderare, desiderare per davvero con tutto il cuore, purché l’oggetto del desiderio sia leale e genuino; e che per ogni cosa ci vuole il suo tempo, e che la rinuncia (una forma di scelta), a volte, è sacrosanta. C’entra tanto il mondo giapponese da cui viene. La personificazione ha un ruolo preponderante. Si personificano le ombre, a esempio. Tante ombre in La città, ombre del resto tanto care ai giapponesi (si veda Tanizaki, o Lafcadio Hearn) e non a caso tutto il libro è avvolto da un’impalpabile penombra, un infinito crepuscolo, una situazione di perenne e nostalgico dormiveglia. Sono presenti componenti misteriose, enigmatiche (presagi e prolessi), ma anche edonistiche (la minuzia e la passione con cui Murakami descrivi i riti del tè mi ha fatto venire voglia pazzesca di berne – verde, bianco, giallo – continuamente).

Leggendolo si sta sempre sospesi tra la veglia e il sogno, e anzi le due cose a un certo punto sembrano la stessa cosa. Quello di Murakami è un Realismo magico che non è Realismo magico (Garcia Marquez è citato e omaggiato nel libro). Qui il sogno si mischia con la realtà, vero, ma si confonde anche il tempo, che esiste e non esiste, non si sa, perché passato e presente si intersecano, comunicano. E lo spazio? Pure questo è perennemente confuso tra quello reale, tangibile, terrestre e quello immaginato, sognato. Si passa da un ambiente a un altro come in una sorta di scatola cinese che alterna luoghi dell’anima a luoghi del cuore a luoghi della mente, e dove convivono fantasmi, persone reali, deliri.

Da La piscina
di Ji Hyeon Lee, Orecchio acerbo editore

Nel romanzo viviamo la vicenda di “Lui”, protagonista assolutamente normale, alle prese con la ricerca di sé e di una “Lei” che lo completi. Una vita a cercare questo amore, questa lei che ha le sembianza reali in un mondo onirico, e è onirica in un mondo reale. Ma, sembra chiederci Murakami, cos’è reale e cos’è sogno? E un mondo reale con un po’ di magia sana non sarebbe meglio? È certo un libro da leggere con una particolare predisposizione d’animo, nessuna fretta, molto tempo e mente sgombra. Abbandonarcisi completamente, insomma. Anche perché altrimenti non fa ‘effetto’. Sì, uso proprio questo termine: effetto: come fosse una medicina, una droga, un incantesimo.

In La città e le sue mura incerte due innamorati creano un mondo tutto per loro, chiuso, mistico, segreto, divino, e lì si rintanano dalla realtà con discrezione e garbo, vivendo in un luogo altro, come i due protagonisti dello squittissimo albo per l’infanzia dell’illustratrice coreana Ji Hyeon Lee, La piscina (Orecchio acerbo editore). I luoghi richiamano l’arcaico, il magico, l’essenziale e l’eterno; un mondo antimoderno, fatato e ameno, fatto di mura altissime e animate, di mele straordinarie, di unicorni, di orologi senza lancette. Un mondo trasognato e trasfigurato, senza tempo né geografia che strizza l’occhio a un altro incomparabile maestro, suo connazionale, Miyazaki (con Miyazaki i collegamenti possibili sarebbero molti, tra cui le numerose personificazioni, i “vecchietti”, la gentilezza delle fanciulle, ecc.). Il nuovo romanzo, La città e le sue mura incerte, insomma, è tantissime cose. Ma, e per quel che mi riguarda, è soprattutto un manuale d’amore, con tanti e diffusi spunti incastonati qua e là nel racconto come deliziose e minute pietre preziose. Ho snocciolato il romanzo e ecco, a esempio, cosa ho capito dell’amore.

Tante le affinità tra. due maestri giapponesi, Murakami e Miyazaki. Dalle personificazioni ai luoghi ameni e ancestrali, alla delicatezza con cui si esprime l’amore

Amore è legame e tremito (“migliaia di fili invisibili sembravano tenerti strettamente legata al mio cuore. A farlo vibrare bastava un battito delle tue ciglia , un lieve tremito delle tue labbra”); amore è essere incapaci di esaurire i discorsi (“avevamo sempre l’impressione di esserci scordati di dirci cose importantissime”); amore è essere isolati ermeticamente dal mondo e non essere disturbati da nessuno. Amore è anche volere sapere i sogni dell’amata o dell’amato (p. 30), è quando i battiti del cuore aumentano alla sola presenza dell’amata (p. 35), è saziarsi con le parole dell’altra (p. 44).

Amore, ancora, è la presenza dell’assenza (“continuo a assaporare… la sensazione che hai lasciato in silenzio nell’aria”), è avere la sensazione di “completezza” (p. 56), è quando piace aspettare, e aspettare travalica ogni senso di tempo. Amore è vero amore se causa pareidolie visive o uditive, o al contrario quando il silenzio riempie. E, amore è capire quando si è pronti o no (p. 62), è affiancare durante le crisi, esserci senza dare fastidiosi consigli; ma è anche fremere per una lettera (un messaggio, una chiamata) che non arriva o sta per arrivare, è il dolore e o il piacere intenso dell’attesa; oppure, ancora, è procrastinare il piacere di leggere una lettera (un messaggio, una mail), coccolandosela (p. 110).

La pessima copertina di Einaudi

Amore è inedia (“avrei continuato a aspettare indefinitamente una tua lettera, nell’inedia totale. E vivendo in quell’attesa non sarei riuscito a pensare ad altro che a te”), è quando la distanza non conta (p. 120); ma pure grande amarezza, e talvolta profonda atarassia (p. 136). Amore è assenza di tempo (“il tempo vero – quello chiuso tra le pareti del mio cuore – non si era più mosso”), è sognare a occhi aperti, è avere il vuoto nella testa (p. 322), è “consegnarci anima e corpo a un’altra persona”. L’amore è tenersi per mano e comunicare in silenzio ciò che a parole non si può esprimere… L’amore, cerca di dire Murakami, è qualcosa ancora tutto da scoprire, di inesauribile, di sconosciuto e, proprio per questo, eterno.

“Il mondo diventa ogni giorno più pratico, e sempre meno romantico”, scrive lapidario Murakami in un passaggio del suo romanzo. In effetti la poesia che pian piano sta svanendo da questo mondo la ritrovo nei libri, o in generale nell’arte; e me ne servo come a una mensa, cercando di saziarmi. E le opere come in una malia pare si intreccino con delle leggi tutte loro: ecco che per caso scopro un’opera minore di Aligi Sassu, e ecco che subito la identifico col romanzo di Murakami. E ecco perché voglio suggerire quest’opera come prossima copertina di un’eventuale ristampa, che sostituisca quella attuale: bruttissima e senza gusto e fuorviante.

La copertina suggerita da me: Aligi Sassu, La primavera, Cromolitografia, 1971

L’opera, una cromolitografia dal titolo La primavera, e realizzata dall’artista milanese per Bolaffiarte nel 1971, è perfetta per la copertina: un luogo onirico quasi allucinato in cui si intravede un confine all’orizzonte (delle mura?); un albero (di mele?) rigoglioso; due cavalli intrecciati in una sorta di odi et amo che quasi si confondono, tanto sono complementari. Il tutto entro un’atmosfera in cui spazio e tempo sono sospesi, tra sogno e realtà. Forse, dopotutto, il confine tra il realtà e irrealtà esiste. Ma, lezione squisitamente Borgesiana, se esiste questo confine, esso è – per chiudere con le parole di Murakami – “infinitamente mutevole. Va cambiando consistenza e forma in funzione delle circostanze e delle persone. Come se fosse vivo”.

Damiano Perini