COLTIVARE L’OZIO, PER NON ISTUPIDIRSI E GODERE MEGLIO. Leggere “Filosofia da divano” di Stefano Scrima. E tenerlo sul comodino, non sia mai

Non temano per la loro salute mentale e spirituale i perdigiorno, i buontemponi, o gli accidiosi, o i pigri come il sottoscritto. In tempi di frenesia frenetica, caos, “avanzamento di carriera” (che fatica già solo scriverlo), un libro ci viene in difesa. Filosofia da divano di Stefano Scrima, edito da Il Melangolo (2023),è un manualetto-manifesto da leggere con molta calma, è ovvio, dignitosamente stravaccati, è ovvio, senza strafare, tra un caffè e l’altro, magari alternandolo a un sigaro, a una chiacchierata con amici, a un aperitivo al bar, alla lettura di un quotidiano o un altro libro, a una passeggiata col cane, a un pisolino… ma comunque un libro da leggere: assolutamente.

Primo perché Scrima appartiene alla cerchia dei filosofi simpatici (“sì sì tu mi piaci”, cit.), che un po’ alla De Crescenzo rendono una materia genericamente percepita come noiosa, la filosofia, viva e comprensibile, piacevole e anzi accattivante. Grazie a uno stile sciolto e leggero, dotato di un umore non scontato (del resto l’autore non è nuovo alla divulgazione. Tra i tanti titoli formidabile la sua Filosofia di Fantozzi), e alle autorevoli autorità citate nel libro (onnisciente il grande svaccone Bukowski), è pure di scorrevole lettura. È un libro inutile? Può darsi. Ma è proprio il futile, il desueto, l’inconsueto, il bislacco ad attrarre i pelandroni veri.

Divertente, sì, ma serio, serissimo. Il protagonista della parabola di Scrima è, per l’appunto, il divano.  “L’esperienza del divano”, scrive il filosofo, “a patto che esso sia sufficientemente comodo e soffice, può suscitare una profonda riflessione sull’esistenza che ne trascende l’uso quotidiano, fino a indurci a chiederci del senso stesso della nostra presenza sulla terra”.

Il libro è una protesta contro il troppo fare. C’è vita dopo il lavoro?, si chiede l’autore. E la risposta è secca: “l’esito della riflessione provocatami dall’impatto delle mie membra con la superficie del divano è la ferma convinzione che l’ozio sia il padre di tutte le virtù”. Il divano entra con questo libro nella storia del pensiero umano. “Non saprei nemmeno dire cosa sia”, scrive Scrima, “se un mobile o un luogo […]. Prima che il divano entrasse nelle nostre vite, dal XVIII secolo in poi, non esisteva alcun pretesto per rifiutarsi di lavorare e iniziare a rilassarsi […]. Il divano è la manifestazione terrena del rilassamento”.

Domenico Gnoli

E ancora. “Non è un caso che si chiami proprio divano, per il piacere divino che comporta adagiarsi sui suoi soffici cuscini. Quella ‘a’ al posto della ‘i’ non deve far titubare: quando il primo uomo che si sedette su un divano, associando questo oggetto al divino , dette voce alla sua illuminazione, al momento di pronunciare la “i” sbadigliò indotto da un’estasi mai provata prima”.

Lo consiglieri agli studenti più cocciuti: per quale motivo patire d’ansia d’esame stando pomeriggi su libri scritti male quando invece non  abbandonarsi, che so, alle non-avventure dell’apatico Oblomov di Gončarov (non a caso citato nel libro) o a una bella bottiglia di nebbiolo della Valtellina? Al di là di qualche sfuriata contro il capitalismo, il libro è edonistico e divertente.

Domenico Gnoli

Il susseguirsi nel testo di parole come inazione, pigrizia, ozio, indolenza, fannullone, buontempo, non-fare, inazione, inattività, rilassamento, indugio, inerzia soave (bellissima locuzione), lo rende a tutti gli effetti una apologia dell’ozio. Un ozio da coltivare, fondamentale ritagliarsi almeno due ore al giorno per tale pratica: per non istupidirsi e smettere di pensare, per la propria salute, sia mentale che spirituale. Leggere Filosofia da divano. E tenere il libro sul comodino: non sia mai che a noi perdigiorno, buontemponi, o accidiosi, o pigri venga in mente di strafare. In fondo, e lo ricorda Scrima, “tutta la saggezza di questo mondo è racchiusa nel saper restare seduti o sdraiati sul divano a far niente”. (Beh, proprio niente niente no; qualcosina magari, di birichino, forse sì).

DP

Domenico Gnoli