ARTE INNOCENTE E SPENSIERATA. La pittura di Giancarlo Galliani, detto Il Praso

Di quanto ci sia bisogno, oggi, di leggerezza, ossia spensieratezza, lo si capisce guardando alla pittura di Giancarlo Galliani, detto Il Praso. Un’arte di meraviglia la sua, una meraviglia singolare che lui vede a lui solo appartiene, fatta di gioco, innocenza, scherzo. Talvolta è tragico, ma solo in apparenza: pure in quei lavori, dai colori tetri e cupi si coglie quel lato innocuo infantile, una vena comica, un sapore birichino. Quelli del Praso sono forse allusioni e rimandi, oppure visioni, oppure sogni. Sono per certo mondi altri, isole felici animate da esseri, buffi e sinceri, plasmati dalla fantasia, da quella ispirazione tipica del bambino, ma che qui, Galliani, riporta con la serietà dell’adulto. Il Praso, in sostanza, nelle sue opere rende possibili i paesi impossibili dello scrittore Gianni Rodari, il genio scrittore per ragazzi (ma non solo).

Giancarlo Galliani, detto Il Praso

Galliani, pittore naïf, discepolo inconsapevole di Joan Miró, fu scoperto dal collezionista e ‘occhio’ Gianni Segala, e da lui rinominato Il Praso, nome derivante dal paese natio nelle Giudicarie, ai piedi della Val di Fumo, valle adamellina. “Il-Praso”, nome secco, diretto, che suona un po’ come “Il Greco”, artista visionario, profetico e fuori dal tempo – da ogni tempo. E come l’artista rinascimentale Il Praso conosce Canaan, ossia la quiete, l’otium (l’inverno vive nel paese trentino), e conosce Babele, la frenesia, il negotium (l’estate lavora come stagionale in una celeberrima meta turistica). Eppure la sua pittura rimanda a un altrove che non è né da una parte né dall’altra, e dove l’origine resta un mistero.

Il Praso è di poco sopra i quarant’anni, e dipinge da circa venti. Di getto, con spontaneità, soprattutto a olio; e non importa se il supporto sia tela piuttosto che carta, faesite, cartoni o altro. Ciò che conta è il gesto: immediato, cromatico, materico. Quello che passa per la testa deve essere impresso, subito. Non si guardi al dito, né alla luna verso cui esso punta; la verità è da cercare nel mezzo (ma forse non è nemmeno qua). In tempi così pesanti, in tempi in cui un algoritmo (ri)crea mondi incolori e anonimi, la spensieratezza e l’innocenza della pittura evocativa del Praso posso essere di grande aiuto.

Damiano Perini